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harold budd live

La grazia è concessa in "Fragment One", l'unico brano in cui Bernocchi ha avuto il pudore di limitare il suo contributo al massimo sopportabile. In realtà rimangono comunque salde l'ambiguità e la seduzione, trionfanti in brani come "Boy About Ten" e "The Photo Of Santiago McKinn", in cui la chitarra latineggiante di Bill Nelson si sposa perfettamente alla viola romantica ed eterea di Mabel Wong. Il terribile vezzo per la poesia raggiunge il suo apice con Walk Into My Voice (American Beat Poetry) del 1996, collaborazione tra Budd, Daniel Lentz e Jessica Karraker. Budd uses some pre-recorded material, but that is the expectation in live music performances of intricate electronic sound designs. Genres: Ambient, Minimalism, Dream Pop. La colpa non è di Budd, ma di Bernocchi e dei suoi orribili pattern elettronici, così insulsi e banali da sembrare i sample predefiniti di "Fruit-loops"! (1978 - E.G. I am laying in an armchair in my room, peacefully bathing under autumn sunbeams and listening to. Cinquant'anni di carriera all'insegna di una continua commistione di suoni e sogni, cristallizzati in raffinate oscillazioni armoniche, forma di una musica sospesa tra la terra e il cielo, tra la materia e il vuoto. Gli anni Novanta giungono finalmente al termine, dopo aver messo a dura prova la creatività di Budd. E tale è, se non fosse che Budd ha palesemente contenuto il suo apporto, forse intenzionato a dare spazio a novità che si rivelano purtroppo tutt'altro che positive. Records)L'album che preannuncia la musica ambient di Brian Eno, con un equilibrio cristallino di minimalismo, .. A partire dai primi anni della sua adolescenza, il californiano Harold Budd inizia a coltivare la passione per la musica come aspirante batterista, affascinato dal vigore della scena newyorkese, in cui cresce il fermento per il jazz rivoluzionario del suo idolo, Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti, Dal minimalismo alle complesse strutture classicheggianti, il poeta e musicista Harold Budd non ha mai smesso di evocare scenari di remota bellezza, edificando un personalissimo spazio in cui hanno trovato espressione i capisaldi della musica ambient.

Hector Zazou si dimostra meno deludente, pur in una sostanziale impersonalità della musica. E questa, a prescindere da dischi nel complesso salvabili, è tutto fuorché una buona notizia. Con By The Dawn's Early Light (1991), Budd decide di accompagnare alla musica la lettura di poesie, che purtroppo non fanno altro che infastidire e distrarre dall'organicità dell'opera.Abbandonate le aspirazioni cosmiche, si osserva un ritorno alle origini con sonorità più scarne e acustiche che, se paragonate al passato, sembrano voler suggerire un distacco emotivo. Contemporaneo di Eno e suo collaboratore, Harold Budd può definirsi un predecessore e ispiratore di Eno grazie alle serie di registrazione del quadriennio 72-75, pubblicate solo nel 1978 con "The Pavilion Of Dreams", album che assimila in anticipo gran parte (se non tutte) le influenze eniane, per sviluppare un modo personale e differente di intendere la musica per ambienti. Davvero poche le note fuori posto per un lavoro che senz'altro riscatta dagli episodi peggiori. Pubblicato dalla Samadhisound di David Sylvian, Avalon Sutra (2004) viene presentato come il parto di una vivacissima carriera trentennale, che non avrebbe visto alcun seguito. The Spineless...") e annoiando quasi sempre con melodie deprimenti ("Tiny Heads, Big Ideas"), o del tutto inconcludenti e dallo stile orribilmente marziale ("Like A Perfume..."; "And Then I Alone Am Alone"). It is also representative of classic minimalism -- electronic and otherwise. Autore di notevole spessore, classe 1936, s Tra alti e bassi, Budd continua brillantemente ad accrescere la sua arte e a compiacere un pubblico attempato, ormai fedele e felicemente abituato al suo stile unico e versatile.Un artista anomalo e solitario, che guarda al pubblico con il distacco di chi vive la musica come un prolungamento del proprio essere e non come una corsa al successo commerciale; per questo motivo non ci si stupisce che Budd abbia sempre operato in sordina, lontano dai clamori e dai riconoscimenti che gli sarebbero spettati.Che la si ami o la si disprezzi, non si può non riconoscere il pregio di una musica consueta, che libera dalle pressioni di una rabbiosa e sterile ambizione e che, nell'isterica frenesia collettiva, rimane una solida e consolante certezza.Nel 2011 esce invece In The Mist, nel quale risulta palese un ritorno a quel minimalismo che stava alla base della formazione dell'artista in questione, ma tale aspetto, tanto lampante quanto trascurabile, può tuttavia costituire l'irreparabile anomalia del disco, che effettivamente manca di quegli splendidi ghirigori che avevano reso memorabile il suo ultimo lavoro solista, Avalon Sutra. Dalla copertina disegnata da Russell Mills, in cui un fondale blu celestiale fa da cornice a un quadretto apocalittico, è possibile intuire quali sarà il leit-motiv dell'album. Nonostante ciò, a lungo andare la mano dei due preme eccessivamente su atmosfere fumose, tra un funky datato e una world music leziosa.

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